Architettura e Visite Guidate
VILLA FARALDI: VISITA AL BORGO
Parcheggiata l'auto all'inizio del paese, entriamo nel borgo attraverso la rampa in cemento che sale di fronte al palazzotto municipale, scendendo poi a destra i pochi gradini che ci portano di fronte ai resti dell'arco in pietra dell'originaria porta di accesso al borgo. Da qui prendiamo a sinistra e, dopo essere passati sotto la loggetta, risaliamo fino a giungere nello slargo sul fianco sinistro della Chiesa. A sinistra, in Via Piemonte 11, si apre un portale in pietra ad arco ogivale; a destra invece, al civico 30 abita la signora Maria, che tiene a disposizione dei visitatori le chiavi della rinascimentale Chiesa di S. Lorenzo Martire, abitualmente chiusa. L'edificio ricostruito nel 1865 conserva in facciata una piccola lapis del Cinquecento; all'interno, a destra della porta secondaria, è murata una lapide tombale romana del I secolo d.C., ritrovata nelle campagne vicine, che perpetua il dolore di donna Licinia per la prematura morte del figlio Agrippa.
Usciti dalla Chiesa prendiamo a destra, passando sotto il seicentesco campanile, e superato l'archetto, andiamo a sinistra; arrivati al volto, sormontato dalla piccola edicola con statua della Vergine decapitata, proseguiamo a sinistra e poi ancora a sinistra, uscendo fuori dell'abitato per rientrarvi subito dopo sotto la soletta di Via Verdi. Superato il volto andiamo a destra, percorrendo la stradina fra le case fiancheggiate dai relativi orti familiari che sbuca fuori dell'abitato con vista panoramica su Tovo e sulla vallata; da qui rientriamo in paese seguendo la pavimentazione in mattoni. Pochi metri dopo l'abside della Chiesa sorge, sulla destra, una casa quattrocentesca con muri quasi a secco in blocchi di pietra squadrati ed un bel portale in pietra ad arco ogivale oggi murato; da qui seguendo la pavimentazione in mattoni ritorniamo all'auto.
Proseguendo verso monte incontriamo dopo un chilometro la borgata di TOVETTO; in corrispondenza della curva si stacca a destra la breve rampa che ci porta al recentemente restaurato oratorio di S. Sebastiano e Rocco, con fontanella in facciata. Sulla parete esterna destra a meno di due metri da terra c'è una meridiana; l'interno conserva l'altare con la statua di S. Rocco e il polittico "Martirio di San Sebastiano" il cui ignoto autore ha malaccortamente vestito gli arcieri secondo la moda del proprio tempo perciò gli anacronistici abiti cinquecenteschi ci servono oggi a datare la tavola.
Proseguendo raggiungiamo dopo un chilometro l'abitato di TOVO dove parcheggiamo sul sagrato della barocca chiesa di S. Antonio Abate. All'interno sono conservati a destra due fonti battesimali: quello ottagonale in pietra su colonna è del Milleduecento, l'altro in marmo è di qualche secolo posteriore. La nicchia a sinistra ospita il rozzo gruppo ligneo di S. Isidoro di Siviglia protettore degli agricoltori, con la figura del Santo che sovrasta un aratore con buoi aggiogati ad arcaico aratro "a chiodo"; di fronte è conservata l'anonima tavola della Vergine circondata dai quindici tondi con i Misteri del Rosario. Dietro l'altar maggiore c' è il cinquecentesco polittico del Pancalino con la Vergine tra S. Antonio abate a sinistra e S. Giovanni Evangelista a destra; dal calice che quest' ultimo tiene in mano spunta il nero serpentello che simboleggia il veleno bevuto dal Santo, dice la tradizione, senza danno alcuno. Sul pavimento di fronte all'altare è murata la lapide in marmo del 1687 con la scritta "Sepulchrum pro sacerdotibus" che dà accesso alla cripta dove veniva sepolto il clero locale.
Cento metri a destra della chiesa c'è l'oratorio di S. Caterina ora dismesso: il volto a crociera a destra della costruzione è retto da semicolonne. Da Tovo prendendo a destra al bivio la strada discende su CHIAPPA dov'è conservata, nel piccolo slargo a destra all'inizio dell'abitato, la pietra miliare romana della Via Iulia Augusta, qui trasferita e fissata su di un tondo basamento in cemento protetto da tettuccio. Da Chiappa si distacca la strada che porta a ROCCA, con la cappella di S. Lucia, da cui si può proseguire a piedi fino al Colle Mea, con vista panoramica sul mare; proseguendo invece lungo la provinciale si discende fino alla via Aurelia.
Tratto dal volume "Questa nostra terra" di Franco Ferrero (Bacchetta Editore - Albenga) per gentile concessione dell'autore.
Il volume è disponibile ed acquistabile presso il Museo Etnografico di Cervo e nelle librerie specializzate.
La pietra ha forma di tronco di colonna leggermente rastremato, alto circa un metro e dal diametro alla base di cinquanta centimetri, inciso nel 16-13 a. C. con la scritta IMP. CAESAR AUGUSTUS - IMP. X - TRIBUNICIAE POTES. XI - DLIII (Cesare Augusto Imperatore - 100º anno dell'impero - 110º anno del Tribunato - 553); l'ultima cifra indica la distanza in miglia da Roma.
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